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Blocco e/o resistenza? Oppure…

Partendo dal presupposto che un blocco lo rappresentiamo con un atteggiamento in cui viviamo un’esperienza, senza approfondire qualcosa che ci impedisce di procedere lungo un percorso a cui teniamo, ma anzi che temiamo di intraprendere, anche se sentiamo un forte richiamo, vediamo in cosa differisce da una “resistenza”.

L’etimologia della parola resistenza si ricollega alla radice sanscrita stha- o sta- che esprime l’idea di essere o rendere fermo, saldo (identica radice rintracciabile nel verbo stare), preceduta dal prefisso re- = indietro, che rafforza l’idea di fermezza nella propria posizione. Quindi, resistere significa opporsi saldamente nei confronti di qualcuno o di qualcosa, mantenendo saldamente la propria posizione.

Ne va da sé che quando ci manteniamo saldi in una posizione, stiamo resistendo e in qualche modo ci sentiamo al sicuro.

E’ anche vero che quando siamo bloccati spesso non ne siamo consapevoli, mentre quando stiamo “resistendo” ne abbiamo consapevolezza. Questo accade perché nel blocco spesso ci “congeliamo” al livello emozionale, mentre nella resistenza spesso e volentieri ci serviamo di emozioni “focose” per mantenere fede alla posizione che abbiamo preso.

Potremmo dire che nel blocco vince la paura e  nella resistenza vince la rabbia? No, direi di no. In entrambe può esserci una paura profonda (quasi sempre) che genera un blocco o una resistenza. Ma nel blocco c’è spesso il “freezing” mentre nella resistenza c’è quello che io amo chiamare “warming” ovvero un riscaldamento a qualcosa che ancora non abbiamo coraggio di intraprendere.

Se rimango in un blocco mi fermo.

Se divento consapevole del blocco, il blocco stesso diventa resistenza.

Se scavo la resistenza, la trasformo in una resistenza evolutiva.

Se rimango in una resistenza senza approfondirne la funzione, il vantaggio, il benefit, la virtù, rimane una resistenza e in quanto tale può anche diventare involutiva, ovvero tenermi ferma in uno stato di limbo in cui non vado né avanti né indietro, ma rimango scalpitando. Cosa che invece non accade nel blocco.

A questo punto sorgerebbe la domanda: “Tu sai vivere senza dover sopravvivere? Sai cosa significa sentire quanto vali a prescindere dal cocreare situazioni faticose, onerose, fastidiose in cui andarti a mettere per testare il tuo valore? Sai che la vita può essere molto, ma molto molto facile, fluida, lineare, e allo stesso tempo piena di soddisfazioni e piacevolezze?

Se hai risposto No ad almeno una di queste 3  domande allora ti propongo dal Settimo piano d’esistenza quanto segue.

(E poi magari, appena puoi, lavorati in Theta qualcosa di più profondo.)

“Ti piacerebbe saperti godere la vita senza vivere nel bisogno di crearti sfide? Ma sapendo vivere le opportunità che la vita ti dà per evolverti senza affaticarti, senza perdere il tuo contatto perenne con il settimo piano d’esistenza? Sapendo e ricordando che l’energia del Settimo piano d’esistenza è Amore incondizionato, l’energia creatrice che tutto crea e tutto rigenera istantaneamente?

Che tu anche sei parte integrante e integrata da questa energia e che quando ti espandi a questa frequenza stai andando all’interno di tutte le tue particelle subatomiche in cui l’essenza è Amore incondizionato?

E che come ogni tua cellula si riproduce e si rigenera naturalmente, tu sai vivere nella fluidità di questa rigenerazione, fluendo nella frequenza dell’Amore incondizionato? Che ogni giorno ti ricorda quanto TU VALI, perché essendo anche tu AMORE INCONDIZIONATO puoi solo valere, senza dover “guerreggiare” nel perseguire tutto ciò che ti riscalda il cuore e ti dà quella immensa Gioia di vivere  nell’essere tu stessa “Amore in fluida coCreAzione!”

Grazie, è fatto, è fatto, è fatto!

MA PRIMA DI CONCLUDERE, VORREI DARE UN PICCOLO GRANDE SPAZIO a quelle che chiamiamo resistenze per rimproverarci, mentre sono altro. Sono delle posizioni  in cui non c’è da compiere quella cosa, ma solo da evitarla. Tuttavia, poiché spesso ci piace rimanere nello sforzo e titubiamo nel dire di No a qualcuno, allora ci mettiamo in situazioni assurde pur di rimanere in pista. Questo accade spesso quando non ascoltiamo il nostro cuore e non distinguiamo la differenza tra il piacere e il sacrificio. Ne parleremo più avanti di questa differenza, ok?

Intanto chiederei al Creatore di Tutto ciò che è di insegnarci la definizione, visione, prospettiva di Piacere. Che ne dici?

Appunto se hai PIACERE, metti un bel Sì qui sotto come commento!

 

Un grande abbraccio e per qualsiasi cosa, ci sono:

info@nicolettaferroni.it

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